La View of the Town of St Maria è un’incisione realizzata nel 1815 dall’inglese J. Walker, dell’Ufficio idrografico inglese e al seguito del Cap. William Henry Smyth, che aveva avuto l’incarico di studiare le coste ed i fondali della Sicilia, di Malta e delle isole adiacenti. Lo studio delle acque siciliane del Cap. Smyth fu accurato: annotò profondità, banchi, scogli, rilievi, città e paesi, fortificazioni e corsi d’acqua, ma anche usi e costumi delle popolazioni. J. Walker, da parte sua, realizzò, puntigliosamente ed anche con estro, molte vedute, tra cui quella di Ustica, il cui centro abitato indica con licenza Town of St Maria, “Città di S. Maria”. Licenza che lo induce a dare il proprio nome alla Secca della Colombaia, da lui indicata col toponimo Walkers Rocks. L’incisione correda la carta di Ustica pubblicata dallo Smyth nel 1823 nell’opera The idrography of Sicily, Malta and the adjacentes islandes. Quasi fotografica appare nell’opera la riproduzione del paesino sulla Cala S. Maria, già allora quasi interamente costruito e inquadrato in una visuale che va dalla Grotta Pastizza alla Punta della Mezzaluna. Vi sono rappresentate con molta precisione le fortificazioni a difesa della Cala: da un lato Torre S. Maria e, dall’altro, la Falconiera, presidiata, secondo quanto riferisce lo Smyth, da una guarnigione di soldati e che comprendeva una prigione. Nelle sue Memorie, Smyth annota che “il paese è grande, con strade pulite e regolari, con una piazza al centro ed una discreta Chiesa, un ospedale, una scuola”. Riferisce ancora che i suoi 1700 abitanti erano “più puliti, più sani e civili dei loro vicini”. È interessante notare la rappresentazione della stecca delle case dei pescatori, oggi demolite, lungo la Via Marina e, poco più in alto, il Borgo S. Francesco in continuità con la parte bassa della piazza. Emerge per altezza l’edificio della chiesa che era ancora ad una sola navata. La veduta è stata realizzata all’ora di mezzogiorno, dato che la luce batte da sud. L’ingrandimento della veduta consente anche di notare la meticolosa tecnica di incisione: linee orizzontali per rappresentare cielo e mare, linee verticali per gli edifici e linee ondulate e inclinate per il paesaggio. Tanto maggiore è l’inclinazione del terreno, tanto più le linee si avvicinano alla verticale e viceversa dando, in tal modo, un’idea più precisa dell’andamento del terreno. Nella carta topografica dell’isola in cui è incastonata l’incisione sono disegnate le due facce di una moneta trovata nell’isola che raffigurano una foglia di palma. Vi sono indicati tre banchi di corallo, ad Est The Juno coral bank (-55/80), a Sud Est Diana coral bank (-17/23), a Sud Ovest Apollo coral bank (-25/45), e vi sono riportati diciotto toponimi in lingua inglese: The Grottoes [Azzura e S. Francesco], Grotto [della Pastizza], Point di S. Paolo, La Galera, Point Alpa, Grotto del Tuono, P. Cavazzi, Medico, Colombara, Point Leone, Tower [S. Maria], Larso Hill [Arso], Tre gorghi, Ingargiola, Splamadore Town, Sidota, Well [Gorgo Baggiano], Pass of the Madonna, Brackiak Well [Gorgo Salato], Gorgo [Gorgo Maltese], Garita casa, Via Tramontana, Oliastrello, Mount Guardia, Falconara Fort, Public cistern [Cisterna dei Piatti], Mill [Mulino a Vento], Ancient Tombs [tombe Spalmatore presso Casa Lauricella], Vestiges de Ancient Tombs [della Falconiera], Vestiges of anancient town [case vecchie]. Con un cerchietto sono segnalate le garitte. Nell’appendice Smyth scrive che “avvistandola da lontano, Ustica appare come due piccole isole”. L’orografia dell’isola e la sfericità della terra hanno infatti tratto in inganno molti autori e cartografi del passato che avevano rappresentato Ustica come due isole vicine.


L'originale si trova nella collezione Giulio Calderaro.