La tavola riprodotta nella pagina seguente, pittura su tavoletta in legno raffigurante la scena di uno scampato naufragio nei pressi della costa usticese, tappezza, insieme ad altre decine di ex voto, una parete della saletta a lato della cappella dedicata alla Madonna di Trapani nel suo santuario.

Questa forma di arte popolare, manifestazione del forte rapporto che lega il popolo al luogo di culto (50 ex voto si trovano nella suddetta chiesa di Trapani, circa 5000 a Napoli, alcune centinaia in Liguria e in altre regioni italiane; altri in America latina) costituisce l’archivio di una cultura che, non sapendo scrivere, si esprime attraverso il disegno.

Pur rimanendo legato alle caratteristiche che accomunano quasi tutti gli ex voto sia nella definizione dell’oggetto (forma rettangolare, dimensione limitate, supporto ligneo), che nei contenuti (descrizione puntuale dell’episodio, figura dell’entità divina che interviene, fedele imploranti la grazia, atmosfera di magia) questo dipinto risulta interessante per l’attenzione descrittiva e per la particolare invenzione compositiva.

Il pittore, forse il protagonista stesso del racconto ma più probabilmente un artigiano specializzato nella rappresentazione di ex voto, utilizza la rappresentazione dell’isola per dare profondità al quadro: Ustica ha la strana forma di un boomerang dentro il cui incavo trova riparo la barca. Gli elementi che stanno sull’isola servono in parte per descriverla realmente (si riconosce la Chiesa, la localizzazione del faro e cala Santa Maria) e in parte per creare diversi piani di profondità: pale di fico d’india in primissimo piano, paese sul fondo e gruppo di case a metà.

Elemento centrale è la barca (insieme all’equipaggio, oggetto della grazia ricevuta) fedele più di ogni altra cosa alla realtà: si tratta, come specificato anche nella didascalia alla base del quadro, di una “bilancella”, battello da pesca e da carico del Mediterraneo occidentale con un unico albero a vele latine, interamente pontato, con prua e poppa dritti in cascata e di lunghezza solitamente, tra i 9 e i 12 metri. L’equipaggio, riferisce ancora la didascalia, è composto dal comandante e da tre marinai che nel quadro, unitamente con il diverso orientamento delle braccia aperte, sintetizzano il racconto e gli stati d’animo: uno a prua sembra guardare, disperato, le onde, l’altro invoca l’aiuto della Madonna ed il terzo a poppa apre le braccia verso l’isola. Un altro marinaio è su una barchetta di salvataggio e sta per approdare rimorchiando la barca, forse il quarto uomo dell’equipaggio o forse un usticese accorso in aiuto dei naufraghi.

In alto a destra, dentro un ovale di luce, la rappresentazione della splendida statua in marmo della Madonna, patrona di Trapani, che si trova nella Chiesa di Maria SS dei Carmelitani, opera attribuita allo scultore Nino Pisano (figlio di Andrea che nel 1330 realizzò la celebre porta bronzea del battistero di Firenze). La presenza della statua a Trapani è affidata dalla cultura popolare ad una leggenda che racconta del ritrovamento di un manoscritto trecentesco nel quale si narra la storia di un cavaliere templare pisano che, tornando dalla Siria in patria con una statua della Madonna, incappò in una tempesta che lo costrinse a fermarsi a Trapani. Al momento di ripartire per la Toscana, i buoi che trainavano il carro con la statua presero la via della campagna e si fermarono solo davanti alla chiesa dei Carmelitani dove tuttora la statua è custodita .

Una copia in grande scala (circa m 3 x 3) di questo dipinto è stata riprodotta, in occasione di una mostra sul tema del mare, a Palazzo D’Aumale a Terrasini ed è tuttora esposta al pubblico.